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Cesendello
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Il mwbwcesendello (o mwcacesendelo, mwcqcexendelo, variante veneta dell'altro antico termine regionale mwcgcicindello, dal latino medio mwcwcicindellus derivato a sua volta dal latino classico mwdacicindela «lucciola») è un tipo di lampada ad olio in vetro di produzione veneziana particolarmente utilizzato durante il rinascimentocite-ref-1[1].

Contents

Note

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Descrizione

I cesendelli derivano dalle lampade ad olio utilizzate dai bizantini, ma forse anche più antiche, pendenti dai più o meno grandi mwfapolycandela.

Nel caso veneziano il lume veniva utilizzato come elemento isolato, i vetrai veneziani erano però particolarmente considerati in questo campo tanto che nel 1569 il mwfggran visir mwfwSokollu Mehmed Pasha chiese al mwgabailo veneziano mwgqMarcantonio Barbaro che facesse inviare a mwggIstanbul 900 lampade di vari formati per una nuova moschea che stava costruendocite-ref-2[2]cite-ref-3[3].

Il cesendello veneziano veniva appeso al soffitto o a una staffa con l'ausilio di un anello metallico fermato dalla strombatura della bocca. Veniva riempito di olio con uno stoppino galleggiante sopra una riserva d'acqua che impediva che il vetro venisse rovinato a contatto con la fiamma una volta finito il fluido combustibile. Utilizzo ben illustrato nel dipinto della mwkgCirconcisione di Gesù di mwkwMarco Marziale alla mwlaNational Gallery di mwlqLondra, unico dipinto che lo presenti accesocite-ref-4[4].

Alcuni altri dipinti ci confermano ulteriori informazioni alcune pratiche, come la cupoletta che sospesa alla stessa struttura impediva che i fumi raggiungessero il soffitto, altre rituali, come l'uovo di struzzomwmw – in ambito cristiano simbolo della Resurrezionemwna – infilato nella catenella sopra la cupola. A questo si aggiungono anche delle informazioni sull'evoluzione dell'oggetto: nella mwnqmwngPala di San Zeno dei Mantegna (1456-1459 circa) presenta un fondo piatto, nella perduta mwnwpala di Santa Caterina del mwoaBellini è presentato con la cupoletta protettiva e così nella mwoqpala Squarzi del mwogMontagna (1499) a mwowBrera. È invece mwpaMarziale che probabilmente per la prima volta presenta il corpo cilindrico del vetro riequilibrato da un terminale a goccia. Questa forma viene successivamente ripresa nella mwpqmwpgpala di San Pietro Martire del mwpwCima (1505/1506) a mwqaBrera e integrata con una ricca doratura del fondo, anche nella mwqqPresentazione (1510, mwqgGallerie dell'Accademia) e nella mwqwMadonna col Bambino e santi (1516, mwraMuseo Antoniano di Padova) del mwrqCarpaccio.

Questo tipo di lampada era posta ad ardere perennemente nelle chiese davanti all'altare del Santissimo Sacramento, ed era appunto compito delle confraternite del Santissimo preoccuparsi che fossero sempre ricaricate di olio. Naturalmente anche altri altari o le edicole con icone erano così illuminate. Un caso particolare era l'immagine della mwtaMadonna Nikopeia di mwtqSan Marco la cui cappella era un tempo aperta solo al sabato per la messa in suo onore, poi veniva richiusa per il resto della settimana da un mwtgfante della Procuratoria, tuttavia si provvedeva a lasciare fuori delle sue porte un cesendello sempre acceso per significare la continua presenza della protettrice dello stato venezianocite-ref-5[5].

Il dipinto della mwvaVisione dei diecimila martiri del monte Ararat di mwvqCarpaccio (1512-1513) ci informa come la disposizione della lampada potesse essere anche differente: rappresenta infatti un grande cesendello appeso al centro della navata davanti al mwvgcoro a pontile dei monacicite-ref-6[6].

È indubbio che dato lo scarso potere illuminante queste lampade avessero una funzione esclusivamente rituale ma numerosi inventari le nominano saltuariamente anche tra le proprietà di privati cittadini dove, oltre agli accertati scopi devozionali, dalla seconda metà del Cinquecento erano utilizzati anche come fonte di luce per ambienti domesticicite-ref-7[7]. Resta comunque memoria che mwyacesendeli impizadi (cesendelli accesi) fossero anche utilizzati per fornire una modesta illuminazione stradale, concepita per motivi di sicurezza, già nel 1128cite-ref-8[8] e ancora nel 1453 venne disposto che i mwzqProveditori al Sal pagassero l'olio per quelli posti sotto i portici di Rialtocite-ref-9[9].

Mentre i dipinti ci illustrano grandi cesendelli in puro cristallo, un prodotto vanto dell'industria veneziana, i pochissimi esemplari sopravvissuti, tutti di piccole dimensioni, ci tramandando come potevano essere lavorati e decorati quelli destinati alla devozione privata o a illuminare piccole immagini. L'esemplare del Metropolitan (1500-1515 circa 36,2x12,5 cm) ci presenta unmwbwmwca'Annunciazione dipinta a smalto e suddivisa in due campi circolari incorniciata in oro, il resto del corpo e ornato da motivi vegetali e puntinature, tranne la parte sotto la strombatura destinata ad essere coperta dall'anello di sostegno. Altri due esemplari, quello del mwcqMuseo vetrario di mwcgMurano e quello in una collezione privata di Londra, presentano degli stemmi gentilizi, cosa non infrequente i suppellettili sacre, e d'altra parte le piccole dimensioni non inducono a pensare che potessero essere utilizzati come fonti illuminanti. Quello muranese (1500-1515 circa, 28,5x7 cm) presenta l'arma dei Tiepolo, ripetuta due volte e circondata da un motivo a squame definite da puntini di smalto bianco e blucite-ref-10[10]. Quello londinese (1500-1515 circa, 34,5x12,6 cm) ripete tre volte un blasone non identificabile, in modo da rimanere visibile da qualsiasi punto vista, accompagnato da nastri intrecciati e svolazzanticite-ref-11[11]. In questo ultimo caso l'oggetto è stato ripristinato all'ipotetica forma originale inserendo sul fondo il pendente con nodo e goccia in quanto, secondo i gusti dei collezionisti del XVIII o XIX secolo, vi era stato adattato un piede da calice. Medesimo adattamento è ancora riscontrabile nel cesendello del Musée de la Renaissance di mwfaÉcouen (1500-1515 circa, 34,5x11,6 cm) che presenta la sola decorazione dei puntini di smalto. Un ultimo esemplare (1550–1600, 26,5x12) al mwfqVictoria and Albert Museumcite-ref-12[12] presenta ulteriori variazioni sia nella lavorazione a filigrana, con alcuni fili elaborati a mwgwretortoli, sia nella forma conica.

Oggi, sebbene il disegno originale sia ben ricordato dalle lampade ottocentesche all'interno dei portici di piazza San Marco, col termine cesendello si identificano una varietà di lampade di produzione muranese affatto diverse.

Note

cite-note-11. citereftreccani-cicindellomwjamwjqcicindello, in mwjgTreccani.it – mwjwVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-22. mwkwmwlaSani 2017, p. 202.
cite-note-33. La fornitura doveva comprendere sia cesendelli della forma veneziana, sia lampade realizzate secondo un disegno allegato, tutte decorate con una filigrana a reticella mwmamwmqCarboni 2007,mwmg p. 343.
cite-note-44. mwngmwnwSani 2017, pp. 199-200.
cite-note-55. mwowmwpaSamerski 2012,mwpq p. 122.
cite-note-66. mwqqmwqgSani 2017, p. 200.
cite-note-77. mwrgmwrwSani 2017, p. 201.
cite-note-88. mwswmwtaGalliccioli 1795, p. 305.
cite-note-99. mwuamwuqGalliccioli 1795, p. 306.
cite-note-1010. mwvqmwvgMariacher 1965,mwvw p. 43.
cite-note-1111. Elisa Paola Sani avverte che potrebbe trattarsi anche di un prodotto francese alla mwwwFaçon ed Venise, fabbricato da fuoriusciti muranesi: mwxamwxqSani 2017, pp. 193-195, 205.
cite-note-1212. mwyqmwygmwywLamp, su mwzaV&A. mwzqURL consultato il 29 gennaio 2022.

Bibliografia

• citerefsani-2017(EN) Elisa Paola Sani, Renaissance Light: A Glass Cesendello (Hanging Lamp) Rediscovered, in Journal of Glass Studies, vol. 59, Corning Museum of Glass, 2017, pp. 193-205.
• citerefgalliciolli-1795Giambattista Gallicciolli, Delle memorie venete antiche profane ed ecclesiastiche, Tomo I, Venezia, Domenico Fracasso, 1795.
• citerefcarboni-2007(EN) Stefano Carboni (a cura di), Venice and the Islamic world, 828–1797, New York, 2007.
• citerefmariacher-1965Giovanni Mariacher, Illuminazione in Italia dal Quattrocento all'Ottocento, Firenze, Vallardi, 1965.
• citerefsamerski-2012Stefan Samerski, La Nikopeia: Immagine di culto, "palladio", mito veneziano, Roma, Viella, 2012.

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Cesendello

Collegamenti esterni

• mw2q(EL) «Σκουπίδια» από ανασκαφές δεκαετιών μεταμορφώνονται σε βενετσιάνικες καντήλες με ονοματεπώνυμο, su ertnews. URL consultato il 29 gennaio 2022.
• mw2wMatilde Brandolisio, Evoluzione storico artistica del vetro per illuminazione a Murano (PDF), su Ordine dei chimici e fisici di Venezia. URL consultato il 29 gennaio 2022.